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Roby Facchinetti a IMAGinACTIOn - Seconda parte - Venerdì 30.04.2021

Roby Facchinetti

Prosegue con questo secondo articolo il resoconto dell'intervista della quale Roby Facchinetti è stato protagonista lo scorso 10 aprile al Palazzo Facchi di Brescia, in occasine del secondo appuntamento della rassegna "IMAGinACTIOn, il festival internazionale del videoclip giunto alla sua quinta edizione. La prima parte è disponibile alla pagina "Roby Facchinetti a IMAGinACTIOn".
Roby Facchinetti ha spiegato come percepisce i Pooh ora che la grande storia del gruppo è ormai conclusa: «Adesso che vedo i Pooh da "fuori" ho realmente la consapevolezza di quello che abbiamo fatto [...]. Abbiamo fatto veramente tanto e, adesso lo posso dire, siamo stati bravi, siamo stati veramente bravi».

Il giornalista Paolo Giordano ha accennato al brano "Brennero 66", un singolo pubblicato nel 1966 che venne osteggiato dalla censura dell'epoca.
Facchinetti: «Avevo composto quella musica e Valerio mi disse subito: "Sai, questa è una musica molto cantautorale. In questo momento in America Bob Dylan parla della guerra del Vietnam, ma perché noi non possiamo parlare della nostra guerra che stiamo vivendo in questi giorni?". In realtà in quel periodo, su nel Brennero, ci fu una serie di attentati e morirono oltre trenta finanzieri. Era una cosa estremamente grave. Così scrisse questo brano e la casa discografica, la Vedette, volle mandarci al Festival delle Rose». Il Festival delle Rose della Canzone Italiana fu un festival musicale organizzato dalla casa discografica RCA Italiana dal 1964 al 1967 presso il salone delle feste dell'Hotel Cavalieri Hilton di Roma, dal quale la competizione veniva trasmessa in diretta su RAI 2. Il premio in palio era La rosa d'oro, un trofeo offerto dal Ministero dello Spettacolo.
Roby ha così raccontato l'episodio: «All'epoca c'era purtroppo una commissione nell'interno RAI che valutava le canzoni. Il responso fu: "Ok, si può fare. Dovete cambiare titolo e poi la frase "ti hanno ammazzato quasi per gioco" la dovete togliere". Valerio disse: "No, no, il testo non si tocca!". Invece purtroppo abbiamo dovuto cedere, perché la casa discografica ci disse: "È importantissimo". Infatti in quel Festival c'era Gianni Morandi che cantò "C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones", c'erano dei personaggi veramente importanti. "Non potete non farlo, state partendo ora, mi raccomando". E così "Brennero 66" diventò "Le campane del silenzio"».
A conclusione dell'aneddoto è stata trasmessa una interpretazione di "Brennero 66" tratta da una trasmissione televisiva del 1993. Roby ha commentato: «È un testo molto forte».
Paolo Giordano ha puntualizzato un aspetto del gruppo relativo ai testi delle canzoni: «Mi pare sia una caratteristica dei Pooh [...] fare testi forti, impegnati, ma senza avere quella frontalità ideologica che magari altri hanno avuto».
Roby ha convenuto: «Sì, a livello di cronaca».
Paolo Giordano: «Certe volte, come in questo caso, basta la cronaca a essere vettore di una emozione, di una sensazione».
Roby, sempre riferendosi al brano "Brennero 66": «A un certo punto il testo dice che non si può cancellare la storia: qui abbiamo fatto la guerra che ha definito certe cose e quella cosa lì non si può cancellare, questo è il messaggio».

Hotel Cavalieri Hilton di Roma, i Pooh attendono di esibirsi al Festival delle Rose con il brano "Brennero 66". Da sinistra: Mauro Bertoli, Mario Goretti, Roby Facchinetti, Riccardo Fogli, Valerio Negrini.
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Paolo Giordano: «Il Sessantotto è un anno che è diventato un simbolo del cambiamento, ovviamente non solo musicale, ma politico e ideologico, sociale e tutto quello che ne è conseguito dopo. Ma per i Pooh è stato l'anno della prima volta in classifica, perlomeno in alto, con "Piccola Katy"».
Facchinetti: «"Piccola Katy" è un brano che ha avuto una storia molto, molto strana, particolare. Valerio aveva scritto un testo, una poesia che aveva dedicato a questi adolescenti che all'epoca, torniamo al discorso della protesta nei confronti della propria famiglia, dei propri genitori [...], fuggirono di casa per protesta. La maggior parte di questi ragazzi andavano al Piper di Roma, che era all'epoca il tempio della musica, nel vero senso della parola [...]. Suonammo un po' di volte anche noi Pooh al Piper e devo dire che c'erano regolarmente dei Carabinieri che andavano a "pescare" questi ragazzi che fuggivano [...]».
Poi, parlando delle difficoltà periodo: «Era una poesia e questa poesia rimase nel nostro camioncino, un furgoncino Ford [...]. Sto parlando sel '66, del '68, quando l'autostrada finiva a Battipaglia. Noi arrivavamo lì, ci buttavano fuori [...]. La prima tournée nel '66 arrivammo fino in Sicilia, in Calabria: in quelle zone lì si suonava moltissimo. Arrivando a Battipaglia ti buttavano fuori, dopo di che tu iniziavi a fare da Lagonegro in poi le Calabrie e quant'altro e non si arrivava mai. Nel senso che tu viaggiavi nel furgone con i quattro Pooh, nei primi due anni e mezzo cinque Pooh, con tutti gli strumenti. Gli unici ad avere la patente erano io il primo anno, anno e mezzo, poi la prese anche Riccardo, aveva il foglio rosa e ci si alternava. Tu viaggiavi per cinque, sei, sette ore, poi a un certo punto spuntava un cartello con la scritta "Reggio Calabria 312 km". Tu pensavi: "Abbiamo sbagliato strada!". No!». Roby h poi ripreso a raccontare del singolo: «C'era questa poesia che Valerio aveva appoggiato sul cruscotto. Un giorno, dopo due o tre settimane, adesso non ricordo più, presi questa poesia, tornando a casa la misi sopra il mio pianoforte e una notte, rientrando da una cena di addio al celibato con dei miei amici [...], avevo un registratore Revox che accendevo e si cantava e si passava la nottata, tipo fino alle sei della mattina. A un certo punto alle quattro, alle cinque, avevamo finito il repertorio: presi il testo che avevo appoggiato sopra al pianoforte, lo misi sul leggio e, dato che dovevamo cantare, doveva essere aggregante, "Oh oh piccola Katy oh oh!" e tutti "Oh oh!" e la menai per un po', il testo tutto registrato. Il giorno dopo eravamo in sala d'incisione: portai questo brano alle tre del pomeriggio, alle otto "Piccola Katy" era inciso».
Paolo Giordano: «Quante copie ha venduto?».
Roby Facchinetti: «Fu un successo, tutt'oggi è un successo editoriale straordinario [...]. Ho i nipoti che vanno all'asilo, ancora oggi fra le canzoncine per i bambini c'è "Piccola Katy". C'era "Piccola Katy" anche per i miei figli quando andavano all'asilo [...]. Quello che mi fa riflettere non poco, è che se tu chiedi ad un bambino che fa l'asilo oggi, "Piccola Katy" magari la conosce, ma "Uomini soli", "Parsifal"... arabo, cirillico».
Paolo Giordano: «"Piccola Katy" era il lato B di "In silenzio"».
Roby: «Esatto, perché noi puntammo subito su "In silenzio", ma dopo pochissimi giorni si capì proprio a furor di popolo che "Piccola Katy" aveva una forza maggiore».
Viene trasmesso il brano "In silenzio" nelle versioni live del 1991 e del 2016.

Roby Facchinetti.
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La band deve essere innovazione, alla ricerca sempre di essere avanti tecnologicamente e musicalmente. Roby Facchinetti

Roby si è espresso così nei confronti di D'Orazio, purtroppo scomparso lo scorso novembre: «Stefano aveva questa capacità, oltre a essere un batterista, un bravissimo autore, umanamente... Bisognerebbe parlarne per settimane, per giorni. Tutto ciò che riguardava i live, i concerti, le tournée non lo viveva come lavoro, era un grande divertimento e lo faceva con una passione, una partecipazione veramente unica».
Paolo Giordano: «Si vede da tutte le grandissime intuizioni che i Pooh hanno avuto in tutta la carriera perché siete sempre stati avanti anche nello stage setting, cioè nel preparare gli spettacoli».
Roby: «Siamo stati i primi a portare i laser, la macchina del fumo. Andammo nel '73 in America a fare la nostra prima tournée, vedemmo un concerto al Madison Square Garden e c'era questo effetto del fumo. Portammo la prima macchina del fumo in Italia, i laser, poi la tecnologia per quanto riguarda la strumentazione, le tastiere, il primo Minimoog, Polimoog, l'Oberheim modulare, il Fairlight, la ricerca dei suoni a livello chitarristico... Perché la band deve essere questo, deve essere innovazione, alla ricerca sempre di essere avanti tecnologicamente e musicalmente. Abbiamo sempre rincorso questo e devo dire che anche questo ha fatto la grande differenza».
Il discorso si è successivamente spostato sul singolo "Mary Ann", pubblicato nel 1969. Roby ha spiegato: «È un brano che io definirei beat e arriva dopo "Piccola Katy". Noi abbiamo cercato non di ribadire il successo, ma di dare un minimo di continuità. Non fu così».
Paolo Giordano: «Forse è per questo che è un brano secondo me bellissimo, ma che è stato "schiacciato" da "Piccola Katy"».
Facchinetti: «Forse da quello che accadeva attorno, perché c'erano dei successi e lì si vendevano milioni di dischi. Dal '71 ce ne siamo accorti anche noi e abbiamo capito che una delle ragioni poteva essere anche questo. Ma probabilmente era un brano che non aveva sicuramente la forza di "Piccola Katy" per svariate ragioni [...]. Io sono convinto che "Piccola Katy" in quel momento ha avuto successo, magari più avanti no».
Paolo Giordano: «Ogni canzone intercetta lo spirito del tempo».
Roby: «Perché inconsapevolmente in quel momento la gente, il pubblico è pronto per assimilare quel discorso, quella cosa musicalmente parlando. Non è detto che la stessa cosa possa funzionare sei mesi dopo o due anni prima. È un mistero ed è bello perché è così, non c'è nulla di scontato».
Paolo Giordano: «La forza del pop è esattamente questa: ad un certo punto riesce a tradurre in musica un sentimento diffuso, magari anche inconsapevolmente, tra la gente che in quel momento si riconosce in quella canzone, che prova quelle sensazioni».
Roby: «E funziona e sono coincidenze magiche, strane. La bellezza della musica devo dire che è anche questo».

Fine seconda parte. Prosegue nella terza e ultima parte...

Autore - Michaela Sangiorgi