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Una melodia infinita: l'amore di Lucariello per la musica - Lunedì 29.11.2021

Giancarlo Lucariello - Una melodia infinita

È nelle librerie dall'11 novembre "Una melodia infinita - Ritratto del nostro tempo migliore" di Giancarlo Lucariello, edito da Baldini+Castoldi. Si tratta di un libro che i fan dei Pooh hanno atteso per molto tempo, in quanto Lucariello è stato l'artefice del successo della pop band che ha saputo scrivere pagine importanti della storia della musica leggera italiana.
Per spiegare come è nato il libro e la sua finalità, ho deciso di ricorrere a dichiarazioni fatte dallo stesso Lucariello in occasione di un paio di recenti interviste tenute il 15 novembre con l'emittente radiofonica RTR 99 ed il giorno successivo con l'ente Nuovo IMAIE, alternandole con il racconto di quanto avvenuto agli inizi degli anni Settanta.
La volontà di Lucariello di scrivere un libro dedicato alla sua esperienza lavorativa ed artistica con i Pooh si è espressa in un tempo piuttosto recente: «L'ho deciso negli ultimi mesi, nell'ultimo anno e mezzo [...], perché mi veniva chiesto continuamente di scrivere un mio libro. Ma siccome io appartengo alle persone poco popolari che hanno lavorato "dietro", hanno lavorato anche in un tempo passato, avevo bisogno di una idea. Nello scrivere il libro l'idea mi è arrivata ed ho raccontato il mio inizio e chiaramente la grande carriera che abbiamo fatto io e tutti i ragazzi dei Pooh».
«La passione per la musica la devo alla cultura di mio padre che mi portò all'opera» ha spiegato Lucariello, «ascoltavo tanta musica che mio padre mi suggeriva: mi coccolava con quelle cose per me magiche. La passione per diventare il produttore... l'ho letta: ho avuto l'intuizione nei dischi che compravo, questa figura "producer" sembrava una figura magica ed io ho interpretato il mio lavoro... Più che un produttore sono un grande regista delle opere che decido di fare o degli artisti che decido di produrre. Nasce dalla cultura della mia famiglia».

Ma non bastano l'intuizione, il talento, l'idea: è il lavoro che paga sempre, il grande lavoro e perseguire una idea, un progetto, non lasciare niente al caso. Giancarlo Lucariello

Giancarlo Lucariello, napoletano trapiantato a Roma, fu per i Pooh l'uomo giusto al momento giusto. Il gruppo nel 1970 si trovava in piena crisi, mal gestiti da una casa discografica che non aveva saputo mettere a frutto le grandi potenzialità dei suoi componenti e la prima, grande popolarità raggiunta nel 1968 con il singolo "Piccola Katy". Prossimi ormai allo scioglimento, un giorno di marzo del 1970 giunse la telefonata che ne avrebbe ribaltato le sorti.
Lucariello giunse a Milano nel 1968 seguendo la sua ambizione di diventare un produttore e intraprendendo una gavetta particolare: cominciò come assistente del cantante Sergio Leonardi. «È stata la possibilità che ho colto al volo per entrare nell'ambiente», ha spiegato Lucariello. «Non portavo il caffè, ma portavo la valigia, guidavo la macchina[...]. Ero giovanissimo, non avevo conoscenze, non avevo niente: ho iniziato dalla gavetta. Ho avuto la possibilità di conoscere Sergio Leonardi, che in quel momento aveva successo con "Bambina", con "Non ti scordar di me". Mi chiese: "Vuoi venire a lavorare con me?". E io gli dissi: "Sì!" [...]. Era la possibilità di arrivare a Milano, perché lui era un artista della Sugar Music, perciò sono entrato nell'ambiente discografico del tempo grazie a Sergio, grazie a questa possibilità che lui mi ha dato [...]. A Roma c'era la RCA, però tutta l'industria discografica era a Milano».
L'inserimento di Lucariello nell'ambiente discografico fu piuttosto veloce, come da lui spiegato: «È stato tutto molto veloce [...]: ho lavorato per sei mesi con Sergio Leonardi, poi sono andato a Milano ed [...] ho cominciato a lavorare prima nella Sugar come interno, poi dopo sei mesi ho iniziato a fare il produttore. Tutto molto veloce, tutto molto determinato, cogliendo le occasioni che si creavano, o creavo».
In merito al particolare periodo in cui si trovò a sviluppare i propri progetti, Lucariello ha spiegato: «In quel tempo lì c'era un po' tutto davanti per noi giovani: [...] eravamo tutti giovanissimi e c'era veramente tanta possibilità [...]. Ma non bastano l'intuizione, il talento, l'idea: è il lavoro che paga sempre, il grande lavoro e perseguire una idea, un progetto, non lasciare niente al caso. Lavorarci, tornarci sopra, ragionare. Tanto cuore, ma tanto ragionamento».

1969 - I Pooh: da sinistra Dodi Battaglia, Valerio Negrini, Riccardo Fogli, Roby Facchinetti.
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Loro cantavano in quel momento un brano dei Beatles, "Because": era tutto a cappella e rimasi veramente estasiato. Giancarlo Lucariello

La sua scelta azzeccata di pubblicare in Italia il singolo "All the Time in the World" di Louis Armstrong, ben presto divenuto un successo, gli permise di entrare a far parte dell'ufficio artistico della CGD, al fianco di Franco Crepax. La nuova posizione gli permise così di tenere fede al proponimento che aveva fatto a se stesso alcuni anni prima: diventare il produttore dei Pooh, tra l'altro suoi coetanei. Aveva assistito ad una esibizione del quartetto al "Vun Vun", un locale di Roma ed era rimasto letteralmente folgorato dalle capacità di quei ragazzi e dal grande potenziale che esprimevano.
«La mia storia inizia perché volevo fare questo mestiere», ha spiegato Lucariello. «Loro ancora non lo sapevano che la mia prima produzione sarebbe diventata i Pooh: li avevo visti in un locale un paio di anni prima la mia decisione di comunicarla a loro e lì nacque l'idea di fare il produttore e farlo con loro». Poi, scendendo nel dettaglio dei ricordi: «La formazione di allora mi colpì molto e subito: le loro voci, la loro vocalità. In particolare loro cantavano in quel momento un brano dei Beatles, "Because": era tutto a cappella e rimasi veramente estasiato. Lì presi la decisione, ma non la comunicai in quel momento a loro [...]. Mi dissi: "Voglio fare questo mestiere e lo voglio fare con loro in quel momento!". Ma dovevo capire questo mestiere e soprattutto come arrivarci a farlo, a fare la professione del produttore che allora non c'era in Italia. Lo leggevo sui dischi che compravo: "producer"».
Poi, la fatidica telefonata un anno e mezzo dopo quel proponimento così risoluto: «Ho telefonato a Roby che era a casa della mamma e da lì è iniziata. Mi sono venuti a trovare lui e Riccardo ed ho manifestato la mia intenzione di diventare il loro produttore. Ero forse di un anno anche più giovane di loro, eravamo tutti ragazzi [...]. Arrivavo io alle primissime armi. Sì, devo dire che sono stati degli incoscienti».

Fine prima parte. Continua nella seconda parte...

Autore - Michaela Sangiorgi