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Dossier "Parsifal i 40 anni": Lettera da Marienbad - Giovedi' 19.09.2013

Rigo di spartito

  • Testo: Valerio Negrini
  • Musica: Roby Facchinetti
  • Voce solista: Dodi Battaglia, Roby Facchinetti
  • Timing: 4:24 ca.

Sono contento
si è alzato un po’ il vento
la nebbia cadrà
nasce il mattino
una notte di meno
ed eccomi qua
Laghi e pianura
la radio straniera
si sente da un po’
non sono stanco
la guida è sicura
ce la farò
Questi anni
chiusi in una lettera
la tua storia
la tua fuga inutile
l'uomo forte
che non sa sorriderti
il suo mondo
che ti annienta
Non ti avranno
un giorno di più
se tu
vorrai
ti aspetta laggiù
la nostra città
La mia casa

è ancora così
disordinata
e piena di sole
come vuoi tu
Strada privata
villa isolata
nascosta là
nell'ombra quieta
della pineta
abiti qua
La fontana
non è molto limpida
anche i fiori
sanno d'aria umida
Tutto intorno
sembra sopravvivere
mi domando
come hai fatto a viverci
Dal confine
all'alba per telefono
dissi solo
"son venuto a prenderti"
Eri sola
sola come al solito
fra un istante
tornerai a vivere

 

Stereo8"Lettera da Marienbad", sempre di Negrini e Facchinetti, apparve al tempo della pubblicazione solo come lato B del singolo "Io e te per altri giorni" e, cosa sconosciuta alla maggior parte dei fans, nella sola versione Stereo8 dell'album "Parsifal" (un'antesignana quindi, nella discografia dei Pooh, delle bonus track sulle versioni in CD a partire da "Tropico del Nord").
Marienbad, contrariamente a quanto ricordato da Negrini nel commento riportato di seguito, è una città della Repubblica Ceca, una storica località termale che deve il suo antico nome al significato tedesco di Marienbad (Bagni di Maria), pur chiamandosi oggi Mariánské Lázně. La città divenne nota negli anni '60 grazie ad un controverso film, "L'anno scorso a Marienbad" (1961) di Alain Resnais che, pur ricevendo un Leone d'Oro al Festival di Venezia ed una candidatura agli Oscar come miglior sceneggiatura originale, non incontrò il gradimento del pubblico, divenendo oggetto di feroci parodie.
Le suggestioni fornite dalla trama e dall'ambientazione del film potrebbero essere state le fonti d'ispirazione di Negrini, dotato dell'innata capacità di creare storie da piccoli spunti, come i veri grandi autori sanno fare. La strana coincidenza è che, proprio a Marienbad, nell'estate del 1845 Richard Wagner, durante una cura termale, venne catturato dal fascino del cavaliere di cui un suo amico e collaboratore, il filologo Lehrs, gli aveva parlato anni prima. Durante quel breve periodo di riposo il compositore di Lipsia divorò il "Parzival" di Wolfram von Eschenbach, che riprendeva a sua volta il "Perceval" di Chrétien de Troyes (ne riparleremo nell'articolo sul mito di Parsifal).
Mai reso noto il motivo dell'esclusione della canzone dall'album "Parsifal", questa canzone fu la prima nella storia del gruppo (per il periodo successivo alla Vedette) ad aprire la consetudine della "canzone perduta" (inteso per quei brani che apparivano solo su singolo come facciate B e non sugli album) che sarebbe cessata solo nel 1980. Venne anche esclusa dalla raccolta successiva, "I Pooh 1971-1974", su cui pure aveva diritto di comparire, e venne recuperata solo nel 1984 (poco più di 10 anni dopo!) insieme ad altre canzoni che avevano subito la stessa sorte. La sua prima pubblicazione su album è quindi reperibile su "I Pooh 1981-1984 e tutto quanto mai apparso su long playing" e, successivamente, sulla ristampa di questa doppia antologia divisa in due diversi dischi, nel volume "I nostri anni senza fiato" del 1987. Successivamente è apparsa anceh nel cofanetto antologico "Pooh Book" del 1993. Ad oggi è reperibile solo la pubblicazione del 1987, essendo le altre due da tempo fuori catalogo.

«Uno dei dogmi dell'etica Lucarelliana (il produttore) era che le parole delle canzoni e il loro significato dovevano essere decifrati goccia a goccia dal pubblico, come gli enigmi di Turandot e quindi meno si capiva, meglio era. L'atmosfera doveva essere crepuscolare, l'eco doveva confondere vocali e consonanti... chiarezza = volgarità. Se una parola aveva un suono affascinante nulla vietava di usarla a sproposito... come ad esempio Marienbad, amena località termale germanica (tipo Abano Terme e Fiuggi) che si vide appioppare una storia di fatiscenti ville baronali da cui strappare la donna amata prigioniera dell'"orco"». Valerio Negrini

Ancora una mini-suite in due tempi, tutta in 4/4 ed aperta con un tempo moderato, in tonalità di LA maggiore. Come sempre con il grande valore aggiunto delle parole di Negrini, per narrare ancora una storia con versi efficaci e che catturano dei fotogrammi incastonandoli nel pentagramma, quasi a formare idealmente una pellicola.
Battaglia apre con la sua voce la narrazione dopo un'introduzione di ottoni a cui fa eco un flauto, appoggiata su una scarna chitarra acustica ed un pianoforte che accompagnano un uomo che sta viaggiando in auto attraverso la frontiera, diretto verso Marienbad. Immagini sfocate di chi va incontro all'alba, guidando nella nebbia che un vento incipiente comincia a spazzare, mentre più che il paesaggio intorno, è la radio straniera a fargli capire che è vicino alla sua meta, dopo una notte trascorsa in viaggio.
Il testimone vocale passa a Facchinetti per il racconto di ciò che ha causato questo improvviso viaggio. Ai sintetici fraseggi vagamente blues della chitarra elettrica e alla batteria si sono ora aggiunti, prendendo l'incedere da ballata, dei preziosi giri di basso e gli archi in sottofondo. Una lettera spedita dalla donna un tempo amata, ma andata via per un altro uomo. Quello stesso uomo la cui figura ora opprime la donna, che in un rapporto ormai svuotato di senso, ripensa con rimpianto a quel che era e sarebbe potuto essere. Queste parole, lette dal suo antico amore, bastano perchè questi salti in macchina e parta diretto verso la città dove lei vive.
Da moderato il tempo rallenta nel secondo movimento della composizione e su pianoforte e batteria i potenti archi fanno da tappeto alla voce di Facchinetti, che dando voce al protagonista manifesta la volontà di portare via la donna da quel mondo per fare ritorno con lei alla loro casa, certo che lei vorrà seguirlo.
Il ritorno al primo movimento riporta i tempi della narrazione nel presente e Battaglia canta di lui, arrivato nei pressi della casa dove lei vive, con la tensione propria di chi sa ed osserva il posto dove vive la donna che ancora ama. Appare come in una vecchia foto una villa isolata, alla fine di una strada privata, nel verde di una pineta. Un refrain solo strumentale con la ripresa dell'introduzione, un crescendo orchestrale in cui i fiati fanno da gradino per la chitarra che con dei lick si inerpica come l'uomo, in cui l'emozione sale sempre più.
Riprende la voce solista Facchinetti che sullo stesso movimento usato per raccontare il passato ora è là, nel presente e con una decisione ancora più ferma, rafforzata dal salto di tonalità da LA maggiore (dell'analogo movimento precedente) a MI bemolle. Uno sguardo intorno, alla decadente fontana dall'acqua torbida ed ai fiori smorti e quasi agonizzanti, in contrasto con il sole e la luce che l'uomo ricorda essere tanto amata da lei.
Un veloce flashback per ricordare alla donna davanti a lui che, come le aveva detto all'alba quando le aveva telefonato, è venuto a prenderla. Ha trovato la donna da sola, come sempre lo era ormai, ed ora la porterà via da lì, con lui. Il canto che riafferma questo sfuma man mano, lasciando orchestra e gruppo a far da prato per i bei fraseggi blues, quasi in contrappunto, di Battaglia.

Strada privata villa isolata nascosta là

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